Ma ve lo ricordate?
Lì sdraiato sulle scale di Piazza Roma, un po’ dormicchiava, ragionava delle sue cose sotto il cielo.
L’hanno chiamato l’ultimo Re di Ancona (nome ideato da Tommaso Buglioni), l’hanno chiamato signore, barbone, sognatore, gli hanno dedicato canzoni.
Fumava, tanto e beveva, tanto. Non amava particolarmente le persone che cercavano di avvicinarsi a lui. L’unica (e storica) foto gliel’ha scattata Luigi Alberto Pucci.
Chi lo ha conosciuto racconta di una persona schiva e introversa, ma attenta e intelligente. Su di lui mito e leggenda: c’è chi lo racconta, per esempio, come grande appassionato ed esperto di musica.
Non amava lavarsi e curarsi, aveva barba e capelli incolti e pochi denti Umberto Ceccarini.
Amava, però, appisolarsi per le sue strade del centro con gli occhi socchiusi e un braccio steso in avanti. Che fosse estate, che piovesse o nevicasse lui era lì.
Frequentava le osterie dove tutti, ma proprio tutti, lo conoscevano e lo salutavano, con il rispetto che si dà a chi la vita la prende dall’altro lato.
Io ero bambina, ma me lo ricordo bene, quando la mattina andavo al mercato delle erbe e lo trovavo lì, che ti guardava con gli occhi intensi tra il cappello e la barba.
Umbertì morì a 68 anni, nel 2000. Lo avevano ricoverato in una casa di riposo e pare che la vita circoscritta in un edificio non facesse per lui al punto che decise di andarsene.
Ora dorme a Tavernelle, dove lo potete andare a trovare magari offrendogli un mezzo Verdicchio e una sigaretta!


