A pochi passi da Ancona, c’è una città ricca di storia, di bellezza, di arte … ma anche di vino: Jesi, la città di natale di Federico II e patria del Verdicchio dei Castelli di Jesi che cresce proprio lassù dove il sole è caldo e il vento del mare soffia gentile.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi, il vino bianco più premiato d’Italia, è chiamato l’oro delle Marche, l’hanno scoperto e amato, perché del Verdicchio, se hai la fortuna di incontrarlo e se impari a capirlo, te ne innamori. verdicchio-dei-castelli-di-jesi

Il Verdicchio dei castelli di Jesi lo riconosci dal colore giallo paglierino pieno e vivace con sfumature verdoline. Fate girare il vino nel bicchiere, fatelo respirare e poi sentirete mandorle amaretigliopesche gialle e salvia sedurre il vostro naso; se il vino, poi, ha riposato nel legno avrà anche note dolci e speziate.

Il Verdicchio di Jesi è orgoglioso, sapido e persistente: il Verdicchio ha carattere.

Alessandro Morichetti scrive su Intravino che un grande vino lo si distingue da tre aspetti principali: è riconoscibile, è longevo e con il passare del tempo migliora; a questo proposito provate a pensare a un Barolo, ma anche a un Brunello di Montalcino.

Certo, per un vino bianco invecchiare è cosa più coraggiosa e complessa, ma i grandi bianchi ci riescono, eccome se ci riescono.

Nelle etichette del nostro grande Verdicchio della Valle Esina può esserci scritto “Classico”: questo sta a significare che quella bottiglia di vino è stata prodotta con le uve coltivate nella zona più antica.

E se leggete “Superiore” vuol dire che quel Verdicchio avrà almeno un grado alcolometrico in più rispetto alla linea base.

E il “Riserva”? Questo significa che quel vino prima di essere assaggiato fa un lungo viaggio di affinamento. Deve essere di minimo diciannove mesi di cui almeno sei in bottiglia; il vino può riposare in cemento, in botti di acciaio o in legno e quando arriverà nel vostro bicchiere pronto per essere assaggiato … ne avrà di storie da raccontare.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è anche spumante (sia Metodo Classico che Metodo Charmat), passito e grappa.

Verdicchio dei Castelli di Jesi: abbinamenti

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è il vino ideale da accompagnare alle fritture di verdure o di pesce. verdicchio-dei-castelli-di-jesi-abbinamenti

È perfetto bevuto anche con un pesce al forno, in guazzetto con un contorno di verdure. Un altro abbinamento vincente è sicuramente con le cozze (o i moscioli) gratinate: vedrete che la sapidità di questi molluschi si fonderà alla perfezione con il Verdicchio.

Si presta benissimo anche per i primi piatti come un risotto alla pescatora, un spaghetto con le vongole ma anche con i funghi o con un bel piatto di tagliatelle al tartufo.

Cosa vedere a Jesi

E tra un bicchiere di buon Verdicchio e l’altro … cosa andare andare a visitare in questa città?

Jesi è la città che ha dato i natali nel 1194 a Federico II, l’imperatore del Sacro Romano Impero che conferì alla città il nome di Città Regia.

jesi cosa vedere

Così, a Federico II è dedicata la storica piazza a pianta rettangolare, la più importante della città che sorge sull’antico Foro Romano. Centro nevralgico per la città di Jesi, la Piazza Federico II rappresentava il luogo del potere comunale in cui venivano svolte tutte le più importanti cerimonie, anche religiose, come il Palio di San Floriano che radunava, ogni 4 maggio, tutti i comuni sottomessi a Jesi per festeggiare il patrono e portare i propri omaggi alla città.

Passeggiando per la piazza poi vi imbatterete nei bellissimi palazzi nobiliari, come Palazzo Ripanti e Palazzo Balleani, e il Duomo, costruito da Giorgio da Cuomo e dedicato a San Settimio, e nella Fontana Obelisco, realizzata da due architetti jesini, Raffaele Grilli e Luigi Amici.

Se siete amanti del teatro non può mancare una visita allo storico teatro della città.

Realizzato da uno degli architetti più famosi ed esperti nel progettare teatri, Cosimo Morelli, il Teatro Pergolesi, allora chiamato della Concordia, sostituisce il vecchio Teatro del Leone, considerato ormai “demodé” dai nobili jesini.

Il Teatro viene inaugurato nel 1798 portando in scena due opere di Cimarosa, La Capricciosa corretta e Il Principe Spazzacamino, cantate e interpretate dal soprano pesarese Anna Guidarini, madre dei uno dei più grande compositori Gioacchino Rossini.

Nel 1883 il teatro, infine, prende il nome del musicista jesino Giovanni Battista Pergolesi.

Se volete assaporare un po’ d’aria medievale, Jesi è perfetta per voi e potrete scoprire tutta la storia, la cultura e le bellezze di questa bella città … magari mentre sorseggiate un buon bicchiere di Verdicchio dei Castelli di Jesi.

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