In Ti racconto che...

Appena finita l’università finalmente libera da piani di studi, file in segreteria e aspettare che arrivi la mezzanotte davanti a un pc per iscriverti agli esami, è iniziata la mia folle ricerca per stage e tirocini.

Ma nella mia piccola Fano, che sa ancora di paese di provincia, non c’era spazio per me. Così ho pensato che forse nel capoluogo della nostra regione, qualcosa avrei trovato.

E così è stato!

Diciamo la verità… da Fano in su ci sentiamo un po’ più romagnoli: sarà per quel dialetto o per quell’inflessione, per quel mare e quelle spiagge che d’estate si riempiono di bianchi tedeschi in vacanza.

Ancona la conoscevo veramente poco. Conoscevo Torrette e l’Università di Medicina, l’Ikea, la caserma dove lavorava mio padre, la facoltà di Ingegneria con le sue salite piuttosto ripide e il porto da dove una volta sono partita per la Grecia.

Ecco, di Ancona sapevo questo.

Una mattina, andando al lavoro, mentre il treno, stranamente in orario, stava arrivando alla stazione, con gli occhi un po’ assonnati e con le cuffie nelle orecchie, guardo fuori dal finestrino mi sono accorta di qualcosa di nuovo. Il mare calmo colorato d’arancio dal quel timido sole della mattina, qualcuno che corre sulla spiaggia, qualcun altro che passeggia con il cane e una piccola barca lontana diretta chissà dove nella pace delle 8.

Questo è stato il mio primo, vero, incontro con Ancona.

Piano piano ho scoperto il centro storico: i negozi, la gente che di corsa va in ufficio, i ristorantini local per la pausa pranzo e i bar per il caffè.
Mi sono innamorata della Fontana delle 13 Cannelle! Voi ci sarete abituati a vederla ma per me … è strana e bellissima, proprio come Piazza del Papa … dove si era vista mai una piazza così particolare con palazzi storici e il papa a salutare proprio sopra il porto?
Poi ho scoperto il Riò de j’Archi conosciuto dal finestrino dell’autobus.

Abbiamo fatto presto amicizia io e Ancona, la città che mi ha accolta e regalato un’opportunità con quel suo dialetto che mi fa sorridere e che si accorge subito di quella mia S po’ romagnola che suona come la “essshe” di una straniera!

Questa è la storia di una fanese ad Ancona, richiamandomi al film di Alberto Sordi, che ha voglia di scoprire sempre di più.

To be continued…

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