In Ti racconto che...

C’era una volta un parchetto buio e fatiscente, senza stradelli, panchine o fontane. Un luogo dimenticato e lasciato a se stesso. Una scalinata circondata da fango, erbacce e qualche siringa, consentiva il passaggio ai più temerari che si avventuravano da queste parti.
Fino a che un giorno, Maurizio, un signore del quartiere, stanco di chi si lamenta per lamentarsi, decide di dimostrare che, anche se le cose non vanno, qualcosa si può sempre fare.
La sua iniziativa, partita con un rastrello e tanta volontà, piano piano comincia a coinvolgere e appossionare prima un gruppo di ragazzi e poi tutto il quartiere, fino a diventare un vero e proprio punto di ritrovo; un modo per conoscere chi incroci per strada da una vita, ma di cui non sai neanche il nome.
Oggi, dopo castagnate, serate a suon di vin brulè, biscotti fatti in casa e esposizioni per raccogliere fondi, se passate per queste scale vedrete che c’è chi porta fuori il cane, chi si rilassa godendosi un panino al sole durante la pausa pranzo e chi la sera ci si ritrova per quattro chiacchere e una birra. Tutto questo è stato possibile grazie alla voglia di cambiare di Maurizio, alla determinazione di un gruppo di ragazzi che ci hanno creduto davvero e all’impegno di un quartiere che trascorrendo giornate intere a verniciare, potare alberi, rimuovere fango, costruire muretti, mettere piante, ghiaia e panchine, sono riusciti, dopo anni di abbandono, a ridare vita alla “Scalinata di Istria, Fiume e Dalmazia”.

«I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. È con questo animo quindi, giovani, che mi rivolgo a voi: non armate la vostra mano. Armate il vostro animo»

Sandro Pertini

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