In Ti racconto che...

Vi ricordate di me? Sì, sono proprio io: la fanese ad Ancona. No, non sono sparita, ma tra un impegno e l’altro … beh, è passato un bel po’ di tempo! Continuo a lavorare qui, ormai da un anno e poco più, e questa città la sento anche un po’ mia ormai. Ancona, per me, è diventata quell’amica un po’ più speciale.

Sì, sei davvero speciale, cara Ancona. Un anno fa, eri poco più di una sconosciuta, ma piano piano, giorno dopo giorno, sei diventata familiare e hai iniziato a profumare di casa.

Sei una di famiglia ormai. Quando la mattina alle 8, aspetto il treno per venire da te, non vedo l’ora di mettere fuori il naso dal finestrino, guardare il tuo bel mare e dirti sussurrando a bassa voce «Buongiorno Ancona».

Ho imparato a conoscerti. Ho imparato a conoscere le tue vie, le tue scorciatoie … potrei percorrere bendata la strada che dalla stazione mi porta in Corso Garibaldi e finalmente posso passeggiare per il centro dove voglio, senza più l’ansia di “perdermi”.

E poi, cara amica, ho imparato a conoscere la tua gente, persone che incontro ogni mattina da quasi un anno. Non conosco i loro nomi, non conosco le loro storie, ma è come se li conoscessi da sempre.

Alla fermata dell’autobus, in stazione, c’è sempre quel signore anziano dai bellissimi occhi color ghiaccio, nascosti dietro grandi occhiali senza montatura. È sempre vestito di tutto punto con giacca, camicia, cravatta e adesso che è inverno, porta sempre un cappotto color cammello e una coppola a quadri sui toni del beige. Ogni mattina, non importa se ci sia il sole o la pioggia, lui è sempre lì … e io mi domando spesso dove potrà mai andare ogni giorno.

E poi ad aspettare l’autobus, qualche fermata più in là dalla stazione, c’è sempre quella signora dai lunghi capelli biondi. È sempre vestita di scuro, avvolta in pesanti sciarpe e porta con sé sempre due borse grandi da lavoro. Non è tanto alta, ha due guance rosse rosse, un po’ paffute e un viso sorridente che solo a guardarla mette tanto buon umore.

Al Riò de j’Archi, invece, ci aspettano due signore, sulla settantina. Sono due amiche. Per tutta la corsa non fanno altro che chiacchierare animatamente: una volta dei loro nipoti, l’altra ancora si lamentano dei mariti o degli acciacchi. Spesso parlano in dialetto … io non capisco tanto quello che dicono però mi fanno tanto sorridere e penso a quanto sia bello, anche se non si è più giovanissimi, uscire e andare in centro con la tua amica più cara.

E poi, Ancona mia, quando scendo dal bus, ci sono i tuoi studenti e quella ragazza, coloratissima nei suoi abiti orientali, che, non so perché, mi sorride ogni mattina. Io ricambio e inizio la mia giornata con buon umore.

Quando esco dall’ufficio, vado in piazza Roma a prendere l’1/4 che mi porterà verso casa e, passando quelle stesse fermate, ormai brune come la sera che sta per arrivare, penso a tutte queste persone e non posso fare a meno di chiedermi come avranno passato la giornata e se domani le incontrerò ancora una volta.

Così, sul treno, mentre tu, mia cara amica, ti fai sempre più piccola e il tuo bel mare si allontana sempre di più, ti dico sussurrando a bassa voce: «Buona serata Ancona, a domani!»

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